Racconti di sculacciate

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Racconto (3): La punizione di Simona

 

 

Giugno 13th, 2012

(storia vissuta) inviata da   tutore5730

 

Mi presento sono il tutore della provincia di Ancona, in quel tempo, misi un annuncio e spiegavo che mi piaceva punire le donne, ma andavano bene le coppie purchè lui spettatore. Mi risponde una coppia di roma, Franco e Simona, (nomi di fantasia), ambedue di mezza età, dopo vari approcci telefonici, ci incontriamo a Roma termini, binario 14, lui alto ,capelli lunghi con un codino, lei mora capelli lunghi neri, un bell corpo. Dopo le conoscenza reciproca, in un tavolino di un bar, ci avviamo in un appartamento poco lontano. Il gioco era deciso, Franco vuole che sia giudicata Simona per il comportamento fedifrago e io sarò il giudice. Simona viene da me invitata al centro stanza, indossa una gonna blu media attilatta e una camicetta bianca, due bei seni fanno capolino, calze autoreggenti, un paio di mutandine, tipo "primizia". Dopo la perquisizione di rito, obbligatoria, palpeggiamenti e introduzione dita con guanto, davanti ad un tavolino e due sedie, franco mi presenta una lettera, di cui io e Simona, non ne conosciamo il contenuto. Simona in piedi, mani dietro la schiena, ascolta con attenzionei capi di accusa. Si parla di lagnanze domestiche,s cene assurde di gelosia e obblighi sessuali non soddisfacenti, tutto nei minimi particolari. Simona cerca di replicare,ma le è vietato e pertanto, le arriva l'ordine, imputata mostri il culo, Simona si tira su la gonna giù le mutande, curva sulla spaliera della desia riceve sei sculaccioni,così per ogni interruzione. Le chiedo poi di difendedersi dalle accuse, palpeggiando i seni, tastando le chiappe e giocando con il suo triangolino nero, ben ordinato. Franco nel frattempo si masturba, poi ordino a Simona di stare in ginocchio in una altra stanza, mentre io e Franco discuttiamo la sentenza.... Richiamo Simona, leggo la sentenza, Simona controbatte, io allora ordinai.. prepara il culetto e riceve doppia razione di sculacciate. SENTENZA. Simona riceverà  una buona dose di sculacciate ,da me e Franco,e 50 colpi di tawk,(uno strumento di cuoio da me costruito),prima di pranzo,seconda razione dopo pranzo.Invitata  a presentarsi nuda davanti a noi,Simona riceve la razione di sculacciate, china sulla spaliera della sedia, i 50 colpi sulle chiappe.....

Su invito di Franco, andiamo in un ristorantino romano, poca gente, Simona però forse perchè le bruciava il sedere o forse per emozione, versa un po, di vino sulla tovaglia, redarguita , la invito ad andare nella toilette e di non chiudersi, dopo pochi minuti entrò io nella toilette, chiudo e inginocchiata sul coperchio di w.c. ,alzo la gonna giù le mutandine,mani sulla testa do i dodici colpi sul suo sederino... Simona è costretta ad andare a tavola con le mutandine a mezza coscia. Dovevi vedere come era il suo incedere, racconterà tutto a Franco che attendeva al tavolo. Poi a casa si concluderà la sentenza. Di quel giorno, rimangono le mutandine ,che esigo come pegno. Spero che questo racconto abbia stuzzicato le smanie di voglia di qualcuna... io rimango a loro disposizione.  

il tutore..  

 

Nella foto le mutandine di Simona e lo strumento utilizzato per la punizione...

Racconto (1): La punizione di Anna

 

Giugno 17th, 2011

(racconto preso dalla rete)

 

Anna era una studentessa di 19 anni, alta e slanciata, due chiappe di marmo e una terza naturale che faceva gola a tutti i suoi amici maschi, viveva a casa con la madre, una distinta signora separatasi dal marito anni prima, quando ancora Anna faceva le scuole superiori.

Nel complesso Anna è una ragazza diligente, studiosa, ha molte amiche ed è bella, molto bella. Tuttavia ha un difetto, che a vista di molti non lo è: è vogliosa come poche, e le sue esperienze sentimentali si riducono ad avventure brevi e dettate dalla sua voglia di sesso e scopate.

Sua madre non ignora questa parte sconveniente della vita di sua figlia, e attribuisce gran parte della colpa a se stessa, e al fatto che il lungo periodo di litigi con il marito, prima del divorzio, abbia sicuramente danneggiato la figlia.

Però, nonostante questo, ritiene la figlia matura e intelligente, così ha da sempre intavolato con lei un dialogo, cercando di farle capire non solo che il suo atteggiamento è sbagliato e immorale, ma anche pericoloso.

Anna ha dialogato a lungo con la madre, e per un periodo la ragazza è riuscita a placare le proprie irrefrenabili voglie, ma dopo alcuni mesi è tornata a scopare come un riccio, cambiando tre volte il ragazzo.

La madre ha scoperto il diario che la figlia custodisce nel comodino.

Leggendolo è sprofondata nel letto, tremante e dispiaciuta.

In una pagina scritta il giorno prima, Anna descrive il pompino fatto al suo compagno di università, di come gliel’ha scappellato con la lingua e di come gliel’ha ciucciato fino a farlo venire sulle tette di lei.

La pagina prosegue con il racconto di Anna a casa del solito amico, e di come si sia trombata sia l’amico del pompino che un altro amico, e di come gliel’hanno messo nel culo.

La madre ha le lacrime agli occhi, sfoglia il diario a ritroso, prima legge pezzi a caso dei giorni e mesi precedenti, uno più indecente dell’altro, poi si mette e lo legge tutto, e il suo cuore si spezza a momenti.

Così capisce che tutto il suo fiato è stato sprecato, e attende la figlia nel soggiorno buio, con le mani tremanti che reggono il diario.

Nel diario c’era scritto che quel giorno sarebbe andata da un vecchio fidanzato, e che non vedeva l’ora di tirargli una sega con le sue manine delicate e soffici.

Anna rincasò, e si sorprese di vedere sua madre, il volto livido e quasi tumefatto, che la squadrava con gli occhi velati dalle lacrime e con il suo diario segreto in mano!

- - Mamma, cosa ci f…Ehi! Ma quello è il mio diario!-

Senza nemmeno voler sentire come mai sua madre fosse lì ferma nel soggiorno, seduta ad aspettarla, Anna cominciò a sbraitare che sua madre aveva violato la sua privacy, commettendo un errore madornale etc. etc. Anna pareva isterica, gridava come una dannata.

Sua madre si alzò in piedi e le assestò un ceffone in pieno viso.

Anna tremò sulle sue gambe e guardo incredula e col volto velato di lacrime sua madre.

Lo schiaffone le aveva scarmigliato i capelli e arrossato il viso.

La mamma gliene tirò un altro e Anna cadde sul divano.

- Ho provato, da anni, a dialogare con te – la voce di sua madre era rotta e al contempo irata.

- - Ma sei solo una lurida maiala!- indicò il diario alle sue spalle.

- Mamma! Come ti permetti?!-

- Come mi permetto? Vergogna! Tutte le sere in cui abbiamo parlato sono state inutili? Lo credo, adesso…-

- In quel diario ci sono cose orribili e sporche, e tu non mi hai parlato di queste tue voglie Lo sapevo, ma non pensavo fino a tal punto. Ho preso una decisione. L’unico modo per riportarti sulla buona strada è insegnartelo con le maniere forti.-

- -Che intendi dire?-

- - Adesso spogliati del tutto, ti voglio nuda tra cinque minuti in bagno.-

- - M-ma p-perché?- Anna era sul punto di piangere, cominciò a dire che si pentiva di tutto quello che aveva fatto.

- - Dialogheremo domani, cara mia. Stasera voglio impartirti un po’ di disciplina ferrea, e tu la prenderai senza se e senza ma. Sto per punirti, figlia bella.-

Le suppliche di Anna furono inutili, e nemmeno le sue lacrime smossero sua madre, che in silenzio si avviò in bagno ad aspettare la figlia.

Anna tremava e moriva di paura, però cominciò a spogliarsi finchè rimase nuda, bella e lucente.

Si diresse tremante in bagno, dove sua madre armeggiava con la lunga vasca da bagno.

- Allora, vieni qua e non fare storie.-

La squadrò da capo a piedi, le sollevò il mento con una mano in modo da poterla vedere bene in viso e cominciò a esaminarla con mani esperte.

- Quante volte ho cercato di trasmetterti una condotta di vita più equilibrata, ma tu te ne sei infischiata, preferendo rischiare pericolose malattie sessuali e chissà cos’altro…– - Sei una scellerata, ma oggi ti punirò.-

- Prima di tutto, ti faccio un bel bagno ghiacciato, per placare questa tua libido, dopodichè ti sculaccio a sangue!-

La afferrò per i capelli e la spinse dentro la vasca gelata.

Anna cacciò un grido appena la sua pelle sentì il contatto con l’acqua gelida, e spinta dentro dalle mani della madre cominciò a tremare.

La madre si rimboccò le maniche e si inginocchiò davanti alla figlia.

Immerse una spugna ruvida nell’acqua e cominciò a pulirle il petto, il seno invidiato da molti, e bruciava perché quella spazzola era strana e sembrava grattare la pelle.

Arrivata alla passera, cominciò a sfregargliela con violenza, dovendo tenerla ferma con l’altro braccio perché Anna gridava per il dolore.

Dopo la fece uscire.

La sua pelle era lucida e la fica arrossata.

Le porse un asciugamano e le ingiunse di pulirsi in fretta.

- Ti aspetto in salotto per la sculacciata.-

Dopo dieci minuti, Anna giaceva in lacrime sulle ginocchia della madre, nuda e impotente.

La madre se la sistemò alla meglio e cominciò ad accarezzarle il magnifico culetto.

Le divaricò le chiappe allo spasmo e fece piovere le prime, secche sculacciate, accompagnandole a un’altra ramanzina.

Le manate cadevano con ritmo serrato prima su una mela poi sull’altra, e ben presto si fecero rosso chiare e poi di un rosso scuro, e a quel punto la pioggia era sistematica e il polso della madre si era fatto rigido e colpiva duramente.

Cominciò a cambiare bersaglio, colpendo l’attaccatura del culo alle cosce, le strettoie più profonde e persino la passera già irritata da prima.

Cambiò quindi ritmo: da manate secche e serrate una dopo l’altra cominciò a limitare i colpi nel tempo, ma ogni ceffone era della massima potenza e ben calibrato.

Levava in aria il braccio, come per prendere la rincorsa, e colpiva con violenza.

Anna ormai gridava e piangeva, chiedendo perdono per tutte le sconcezze commesse.

Altri cinquanta colpi fortissimi e intervallati tra loro, poi seguì una raffica di sculacciate talmente rapida che la mano della madre si vedeva male, sfocata, e il culo di Anna era ormai del color della porpora.

Dopo mezz’ora, si concluse la sculacciata.

La trascinò sul divano e la fece distendere.

Le inarcò la schiena con una pila di cuscini, come se fosse a quattro zampe, e sfilò l’ampia cintura dai pantaloni.

Il supplicare della figlia si era ridotto a un lamentoso piagnucolare che non si capiva nemmeno bene.

La madre cominciò a scudisciarle il culo con la cinghia.

Un colpo sulla chiappa destra, che tremolò tutta e si tinse di rosso intenso.

Un altro secco e preciso sulla sinistra, che seguì la stessa sorte della prima.

Una serie di frustate più basse, con cui colpì la fica di Anna, la quale ruggì per il dolore, piangente come mai lo era stata prima d’ora.

- Hai fatto la maiala, e ora ne paghi le conseguenze.-

Cinghiata in mezzo alle chiappe.

- - Ho tentato invano di parlare con te, ma a quanto pare fiato sprecato…-

Cinghiata nella fica, segue urlo immane.

- - Sei solo una piccola puttanella-

Altre dieci cinghiate ridussero male il culo di Anna, ormai viola.

La madre lasciò per terra la cintura e si avvicinò al culo rovente della figlia.

Le esaminò l’ano confermando che era stato violato più volte.

La rabbia la portò a sfoderarle un pizzicotto doloroso sulla passera e un’ultima serie di sessanta sculacciate a mano nuda tra chiappa e figa.

Dopodichè la mandò a letto senza cena.

 

 

Racconto (2): Schiava del fratello

 

Settembre 18th, 2011

(http://punizioni.bloog.it/racconti di nadine)

 

Sono Chiara, una ragazza alta 1′69 occhi azzurri porto la quarta di seno fisico niente male, adesso vi racconterò come Giulio un ragazzo grassoccio e per niente pulito mi ha trasformata in una schiava.
queste righe sono costretta a scriverle sotto ordine di Giulio mio fratello e adesso mio padrone.
Odio questo compito come tutti i compiti inflittomi, ormai sono arrivata alla perversione totale facendo atti che fino a due anni fa non pensavo nemmeno.
tutto cominciò un venerdì sera io ero su internet su una chat erotica, il nick che leggevo sullo schermo non lo scorderò mai luciano53. Dopo insistenze e varie parole che mi avevano eccitata mi ha convinta ad accendere la web e giocare con lui, gli avevo detto che ero vergine anche se diciannovenne ma lui mi aveva detto che non serviva aver fatto sesso per portarlo al piacere, ero in camera mia ed avevo cominciato a toccarmi quando notai un cellulare alla mia finestra, trasalii con un’espressione di terrore in volto, spensi tutto e indietreggiai, vidi una sagoma fuori dalla mia finestra e poi sentii la maniglia della porta finestra abbassarsi e infine il cigolio della porta, la sagoma si fece più chiara e si scoprì essere quella di mio fratello.
Rimasi scioccata, aveva visto tutto l’avrebbe detto a mamma e papa che potevo fare? fu a quel punto che prese parola Giulio – bene bene sorellina ci divertiamo a quanto vedo- io ero già in lacrime – no stavo solo solo – mi fermai cercando una scusa che non potevo trovare quindi cercai come ultima difesa l’attacco – e te pervertito che fai spii tua sorella?- lui rise alla mia frase – pervertito io senti da che pulpito, chi era lì davanti alla cam che si sgrillettava – io arrossii – ti prego Giulio scusa non lo dire a papa e mamma – lui girò lo schermo del cellulare verso di me e avviò il filmato – mi vidi mentre mi toccavo oscenamente davanti alla cam del pc, mi portai le mani alla bocca, feci uno scatto verso il cellulare ma lui prevedendolo si scansò e mi spinse sul letto.
Ero totalmente nel panico, non sapevo se piangere essere seria o ridere, mio fratello nel frattempo – chissa che diranno mamma e papa quando lo vedranno, magari lo fai pure per soldi – io spalancai gli occhi sbrigandomi a dire – no non è vero è la prima volta giuro – lui rise – certo certo ma a chi crederanno a te o a me che ho le prove? chi mi nega di dire che più volte ti ho vista farlo e chiedere una ricarica alla fine? – io sbiancai – perchè mi fai questo? – lui rise – semplice perchè sei sempre stata una troietta impertinente con me offendendomi e trattandomi male tutte le volte, ma mi sa che adesso la smetterai e sarai gentile e accondiscendente con me – io restai in silenzio sguardo basso .
passò qualche minuto lui restava fermo aspettando la mia risposta, sperando che si riferisse a cose come fare i compiti con lui dato che eravamo tutte e due in terza superiore ( io perchè avevo smesso ottenendo la qualificazione del terzo anno e volevo arrivare al diploma, ma al test ero bocciata, quella sera mio padre mi aveva fatta piegare sul letto e dato 50 cinghiate date bene di quelle che lasciano il segno per giorni, non biasimate mio padre, io sono sempre cresciuta in una famiglia che ha da sempre applicato le punizioni corporali, ne avevo prese tante e molte volte e sempre per giusti motivi, sono contraria a chi dice che una sana sculacciata sia una forma di violenza senza senso, mentre lui era bocciato ben due volte subendo la mia stessa sorte ) nella stessa aula ma mi sbagliavo anche se non lo sapevo ancora.Decisi di accettare, come dissi – va bene farò tutto cio che vuoi- sul suo viso crebbe un sorriso di vittoria.
si avvicinò al letto e si sedette su una sedia di fronte a me – per prima cosa toccati fino a raggiungere l’orgasmo sul video che ti ho fatto forza – io rimasi allibita non sapevo come rispondere e non potei far altro che restare immobile sguardo chino, lui mi rifilò uno schiaffo – fallo adesso o chiamo mamma e vediamo che dice – iniziai a piangere, portai una mano alla mia fica e iniziai a toccarmi, lui rise di gusto e premette play sul telefonino, vidi me stessa davanti al pc che si toccava come una puttana qualunque, mi vergognai da morire, la mia mano iniziò a farsi più audace fino ad andare veloce stuzzicando di continuo il clitoride, lui divertito e con una visibile erezione guardava compiaciuto.

cercai di non pensare a nulla e raggiunsi l’orgasmo dopo tre minuti di quello spettacolo indecente – brava troietta sei appena venuta sul filmato che ti porterà ad essere la mia schiava, adesso riposati che appena deciderrò cosa farti avrai molto da faticare – se ne andò ridendo e io mi gettai nel letto in lacrime

passarono tre giorni, lui tornò da fare il giro con i suoi amici verso le sei ed entrò in camera mia, i nostri genitori quella sera avevano deciso di cenare fuori – bene Chiara vieni qua e succhiami il cazzo forza – sgranai gli occhi e iniziai a tremare – no dai ti prego sono tua sorella – lui rise – eri mia sorella adesso sei solo una lurida cagna, avanti vieni qua e inginocchiati – iniziai a piangere – no ti prego Giulio – lui prese la cinta e se la sbottonò poi con l’altra mano prese il cellulare -adesso mi hai rotto piegati sul letto e culo nudo forza! – presa dalla paura eseguii , lui si mise dietro di me piegando in due la cinta – adesso vediamo se ti faccio strillare come nostro padre – ciack ciack ciack, i colpi susseguivano duri e precisi sul mio povero culo indifeso, nono potevo far altro che subire quella dura punizione, lui non si fermò nemmeno quando iniziai a piangere con più forza, mi cinghiava lasciandomi ogni volta un segno rosso sul sedere, ogni tanto colpiva la mia fica ed erano dolori, urlavo e mi dibattevo ma nulla lui continuava, solo dopo 80 cinghiate si fermò.
posò la cinta a terra e si mise dietro di me, si tolse i jeans e stete fermo, sapevo già cosa voleva, mi girai ciò che vidi non lo potevo nemmeno immaginare, in fondo alla sua cappella grossa e violacea c’era della cosa bianca schifosa, storsi il naso – Giulio fai schifo vatti a lavare prima almeno – lui rise – perchè? tanto lo farai te succhiandomelo forza inizia – mi avvicinai vincendo i conati al solo sentire l’odore orribile, alla fine lo presi in bocca, lui emise un sospiro di goduria, prese la mia testa e iniziò fin da subito a scoparla come una figa, tossivo e faticavo a respirare, mi arrivava in gola e la violava andando affondo sempre di più ad ogni spinta, la crema bianca si attaccò alla mia lingua, la ingoiai disgustata, solo adesso so che quella crema si chiama smegma e da lì in poi spesso mi sarebbe toccato ingoiarlo, l’odore e il sapore di urina e sperma vecchio era fortissimo, solo dopo lunghe pompate e leccate piene di saliva riuscii a farlo sparire, ma a quel punto sentii le sue mani premermi al suo pube e poi una sostanza vischiosa e schifosa riempirmi la bocca -ingoia troia forza aaaah- mi tenne il viso schiacciato al suo ventre fino a che con gli occhi sgranati e il respiro strozzato ingoiai, a quel punto lo tolse e lo strizzò più volte , poi me lo ricaccio in bocca due o tre volte per ripulirselo – brava puttana il tuo primo pompino con ingoio è andato bene vediamo i prossimi -

Mi alzai la mattina ancora in trance, tutto quello che avevo passato mi sembrava un sogno, ma il mio sedere ancora dolente mi fece capire che era la verità, mio fratello si era fatto fare n pompino da me e al mio primo rifiuto mi aveva punito come fa papa. A colazione mi salutò con fare strafottente, prese qualcosa da dietro la schiena e me lo mostrò senza farsi vedere da mamma e papa, era un preservativo, dentro c’erà dello sperma e qualcosa di giallo, capii urina, lui senza farsi vedere approfittando che erano in cucina i nostri genitori lo rovesciò nel mio latte – tieni sorellina ecco a te – io guardai disperata nei suoi occhi in cerca di pena ma lui non disse nulla.
Presi la tazza nel mentre arrivarono i nostri genitori, il cuore mi batteva a mille, vedevo nel mio latte il suo sperma galleggiare, presa dal panico presi la tazza e iniziai a bere, il sapore era schifoso, si sentiva il sapore della sua urina, quando arrivai allo sperma dovetti aspirare, lui mi guardava eccitato, mentre mamma e papa si erano già seduti.
Le mie guance erano rosse di vergogna, buttai giù lo sperma schifata pensato a ciò che avevo appena fatto, mi venne quasi da piangere ma non potevo scappare, lui si mise a parlare della scuola con loro come se non fosse successo nulla, io finii il latte e controllai che non si vedesse nulla, poi scappai in bagno e vomitai tutto, sentii dire da lui – mangia le schifezze e poi ecco la fine -

Dopo poco si uscì per andare a scuola, io guardai sdegnata mio fratello e mi avviai, sotto al palazzo incontrai il mio vicino, un signore anziano sulla settantina – ciao, ma perchè non fai la brava ragazza e obblighi tuo padre a punirti? – nel frattempo era arrivato mio fratello – è vero non da mai retta alla prima e lo fa sempre arrabbiare. Su Chiara mostra come gli è toccato conciarti il sedere per le tue solite bizze da bambina – detto ciò mi guardò con aria severa, alzai la gonna e mi girai, il vicino sorpreso – mamma mia è stato proprio severo, lo devi aver fatto arrabbiare parecchio, però non dovresti mostrare a tutti il sedere non è da brava signorina – mio fratello rise mentre io avvampai – scusi per il disturbo ieri sera e per il mio comportamento oggi signore – mio fratello – l’hai fatto davvero ahah non si può nemmeno scherzare con questa esibizionista che la prende sul serio, adesso non lo dica a nostro padre perchè non vuole che si sappia in giro, ma mia sorella è stata punita proprio perchè si diverte a mostrarsi ai nostri compagni di scuola in cambio di compiti o soldi, purtroppo e troppo buono le dovrebbe prendere da uno severo – lui sorrise – comunque l’ha punita per bene e per quanto riguarda te Chiara mi raccomando smettila che non va bene per una ragazza bella come te fare certe cose – io annuii sull’orlo del pianto ci salutammo e si partì per la scuola.
Per tutto il viaggio mio fratello mi derise, chiamandomi scema puttana, e quello che gli veniva in mente, a scuola per fortuna andò tutto liscio, ma mentre si tornava – oggi vedrai di farti punire dal vecchio intesi? – io lo guardai – non puoi dire sul serio dai – lui mi prese per un orecchio e mi portò dietro dei cespugli, mi tolse la maglietta con forza e il reggi poi prendendo un bastone per terra – mani dietro la testa forza vediamo se non sono serio – come eseguii ciack ciack sul mio seno indifeso, 10 colpi severi che mi fecero partire piccoli mugolii di dolore, cercai di non urlare visto che eravamo in un parchetto nascosti solo da dei cespugli, mi ordinò di rimettermi tutto – bene che farai oggi? – io abbassando il viso – mi farò punire dal vicino – lui sorrise – brava e vedi di chiederne di severe – stetti in silenzio fino a casa.
Arrivai sull’uscio del signore e bussai, lui aprì e vedendomi rimase stupito – salve posso entrare?- lui mi fece spazio – certo entra pure – . una volta in salotto mi fece sedere, io guardavo in basso piena di vergogna – oggi l’ho fatto di nuovo è stato più forte di me, ho mostrato la fica a un mio compagno per 20 euro, mi merito una punizione però non voglio sia mio padre lo renderebbe triste sapere che ha una figlia così – mi sforzai come mai nella mia vita a guardarlo negli occhi, lui era lì che ascoltava già leggermente adirato per il mio comportamento – la prego lo faccia lei, però non qua andiamo da qualche parte dove i miei non sentano – lui mi guardò severo – aspettami fuori andiamo in un posto che non ci possono disturbare, vedrai che ti passerà la voglia di fare la sgualdrina – detto ciò uscii e lo vidi arrivare con una mestola e la cinta ai calzoni bella spessa, il mio sedere stava per assaggiare una dura punizione.